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Il paradosso del sole: perché la protezione solare non sempre fa bene come dicono

Il sole è da sempre al centro di un acceso dibattito. Da un lato viene demonizzato come il principale responsabile dell'invecchiamento cutaneo e dei tumori della pelle; dall'altro, la medicina integrata ci ricorda che il sole non è il nostro peggior nemico, bensì una fondamentale fonte di energia e salute.

I raggi solari sono infatti indispensabili per permettere al nostro organismo di sintetizzare la Vitamina D, un vero e proprio ormone con enormi effetti genetici benefici. Questa sostanza non solo sostiene la salute delle ossa e del sistema immunitario, ma influisce positivamente anche sul tono dell'umore. Inoltre, grazie alle sue spiccate proprietà antiproliferative, la Vitamina D svolge un ruolo protettivo per la salute femminile, aiutando a prevenire disturbi come fibroadenomi mammari, fibromi uterini, endometriosi e diverse forme tumorali, incluso lo stesso melanoma.


La controversia: dove sta la verità?

La paura del melanoma spinge molti medici e dermatologi a raccomandare l'uso costante di creme solari ad altissimo fattore protettivo. Qui, però, nasce una forte controversia: per produrre la Vitamina D che ci difende dai tumori, abbiamo bisogno di esporci al sole; applicando costantemente uno schermo totale, blocchiamo questa produzione.

La verità scientifica risiede nell'equilibrio. Il nostro corpo ha un disperato bisogno di ricevere i raggi solari senza interporre filtri schermanti, ma solo per il tempo strettamente necessario che ogni specifico fototipo può tollerare senza arrossarsi. Il vero pericolo, infatti, è rappresentato dalle scottature della pelle, le quali aumentano drasticamente il rischio di melanoma, specialmente se si verificano in soggetti che presentano già una carenza di Vitamina D nel corpo.


Cosa c’è dentro i filtri solari? I rischi nascosti

Se la nostra permanenza sotto il sole deve prolungarsi oltre il tempo di tollerabilità cutanea come durante una giornata in barca senza ombrellone, l'uso di una protezione diventa inevitabile. Tuttavia, è fondamentale prestare massima attenzione a ciò che spalmiamo sulla pelle.Molte formulazioni tradizionali contengono filtri chimici che la letteratura scientifica indica come potenziali disturbatori endocrini o sostanze nocive per l'organismo. Un esempio emblematico è l'Octocrilene (Octocrylene).

Cosa dice la scienza: Uno studio indipendente condotto da un team di ricercatori franco-americani della Sorbonne Université e pubblicato sulla rivista scientifica Chemical Research in Toxicology ha dimostrato che l'Octocrilene, con il passare del tempo e all'interno della stessa confezione del prodotto, si degrada naturalmente trasformandosi in Benzofanone (Benzophenone). Il Benzofanone è un noto composto tossico, classificato come possibile cancerogeno e interferente endocrino, capace di essere assorbito dalla pelle umana fino al 70%.


Come difendersi: l'uso della tecnologia

Per evitare l'esposizione a questi ingredienti dannosi senza dover necessariamente memorizzare complessi elenchi di chimica cosmetica, la tecnologia ci viene in aiuto. Esistono diverse applicazioni gratuite che permettono di scansionare il codice a barre dei prodotti direttamente dallo smartphone per verificarne all'istante la sicurezza e la qualità dell'INCI (l'elenco degli ingredienti).

Presso il nostro centro Doctors & Doulas consigliamo spesso l'utilizzo di app come Yuka o Inci Beauty. Entrambi gli strumenti adottano un sistema di segnalazione a semaforo molto intuitivo: il colore verde identifica i prodotti consigliati e privi di rischi, mentre l'arancione e il rosso evidenziano le sostanze che sarebbe meglio evitare. Questo approccio consapevole alla cura del corpo non si limita ai soli solari, ma può essere esteso a tutti i prodotti d'uso quotidiano come trucchi, dentifrici e detergenti.

E tu, hai già controllato la tua protezione per l'estate? Prendi la crema che hai in casa, fai il test del codice a barre e scopri se il tuo prodotto è davvero sicuro per la tua salute e quella della tua famiglia.


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