Reflessologia plantare

STORIA DEL PIEDE Nonostante i piedi vengano generalmente ritenuti una parte aliena dell’anatomia e raramente valorizzati per il loro ruolo estremamente importante, essi hanno una storia affascinante. Infatti gli antropologi riconoscono nel piede una parte fondamentale del corpo umano. Il passaggio dei primi antropoidi dalla postura accovacciata a quella eretta, circa cinquanta milioni di anni fa, scatenò attraverso l’evoluzione una serie di eventi. I piedi, che in origine dovevano sostenere ciascuno un quarto del peso corporeo, dovettero adattarsi a portarne il doppio e la colonna vertebrale, che prima formava un arco nella posizione accovacciata, incominciò gradualmente a raddrizzarsi. L’alluce, assimilabile al pollice della mano, si allineò alle altre dita e il tallone si abbassò, perché doveva appoggiare sul terreno per sostenere meglio il peso di tutto il corpo. Lo stesso Leonardo da Vinci lo definì come un’opera d’arte, un capolavoro dell’ingegneria (relazione tra la superficie d’appoggio del piede e il peso che deve sostenere). Anche la mitologia fa riferimento al piede: il “tallone d’Achille” detto che ancora oggi è utilizzato per indicare un punto debole. Il “piede greco” termine derivato dalla mitologia antica, si riferiva in origine alle dee che avevano il secondo dito del piede più lungo del normale, simbolo dei loro poteri maschili; inoltre, le dee vergini erano sempre rappresentate con i piedi coperti per sottolineare la loro castità, poiché essi erano considerati come parti del corpo molto intime, tanto che denudarli equivaleva a un esplicito invito sessuale. Anche poeti e autori autorevoli, da Shakespeare, Tennyson a Oscar Wilde, spesso decantarono nelle loro opere le lodi dei piedi. Anche nelle tradizioni religiose i piedi hanno sempre rivestito un ruolo importante: nella Bibbia il piede è spesso citato (es. il lavaggio dei piedi degli apostoli da parte di Gesù oppure quando Dio dice a Mosè: leva i sandali dai piedi, perché il suolo che calpesti è sacro). Nella tradizione asiatica baciare i piedi rappresentava un gesto di sottomissione nei confronti di una persona autorevole, come un papa o un santo; mentre l’abitudine di togliersi le scarpe sulla soglia di templi e luoghi sacri è ancora osservata da buddisti, induisti e mussulmani. Nella civiltà antica cinese, i piedi erano considerati la massima espressione della simbologia sessuale; per renderli più attraenti e modellarli nella forma desiderata, alle bambine fin dalla nascita venivano applicati dei bendaggi molto stretti che ne bloccavano lo sviluppo delle ossa modificando così completamente la loro forma, in modo da farli rimanere piccoli. Fortunatamente questa usanza dolorosa e dannosa non viene più osservata. STORIA DELLA REFLESSOLOGIA PLANTARE La Reflessiologia plantare ha una storia antica. I primi trattamenti realizzati massaggiando i piedi mediante la pressione delle dita (digitopressione) risalgono al 5000 A.C., in Cina e in India. Le prime testimonianze risalgono circa al 2330 A.C.: sulle pareti della tomba dei Medici veniva raffigurata una scena di massaggio dei piedi e delle mani. La pratica venne esportata in Occidente grazie ad Ippocrate che insegnò ai suoi discepoli il massaggio ai piedi. Nel 1834, il ricercatore svedese, Pehr Hrnrik Ling, notò il collegamento fra i dolori provenienti da alcuni organi e determinate zone cutanee del piede; negli anni successivi, Sir Henry Head, scoprì l’esistenza di zone riflesse a scopi anestetici e finalmente nel 1920, questa pratica fu reinventata dal medico di Boston, William Fitzgerald, che notò che esercitando piccole pressioni sui piedi, non sarebbe stata necessaria effettuare l’anestesia per dei piccoli interventi. La pratica fu adoperata anche dai dentisti e quando il dottor newyorkese, Edwin F.Bowers, conobbe la tecnica di Fitzgerald, decise di diffondere la riflessologia negli Stati Uniti. Tale metodo venne definito “terapia zonale”, che si incentrava sulla pressione effettuata sia con le mani sia con altri strumenti, sui piedi. Il corpo venne diviso in zone a partire dagli alluci fino ad arrivare alla testa e lungo i quali scorrono i dodici canali energetici. Negli anni il lavoro di Fitzgerald e di Bowers fu portato avanti dalla terapeuta statunitense Eunice Ingham, che pubblicò due libri intitolati “Le storie che i piedi potrebbero raccontare” e “Storie raccontate dai piedi”. COME FUNZIONA LA REFLESSOLOGIA La reflessologia è un’arte gentile, una scienza affascinante e una forma estremamente efficace della digito pressione del piede. La reflessologia è un trattamento “olistico”, termine derivante dal greco holos, che significa “intero”; quindi considera l’individuo come un’entità che comprende il corpo, la mente e lo spirito. I reflessologi non isolano la malattia per tentare di eliminare i sintomi, né agiscono in modo specifico su di un organo o un apparato che presenta dei disturbi, ma, piuttosto operano sulla persona nella sua interezza, allo scopo di farle raggiungere uno stato di equilibrio e armonia. Quest’arte non deve essere confusa con un normale massaggio del piede o del corpo: è una tecnica basata sulla pressione di specifici punti reflessogeni del piede, che si fonda sulla premessa che tali zone reflessogene abbiano delle corrispondenze in tutte le parti del corpo. Dal momento che il piede rappresenta un microcosmo del corpo, tutti gli organi, le ghiandole ed altre parti, sono rappresentati in una disposizione simile. Possiamo quindi affermare che i piedi rivestono un ruolo fondamentale nel raggiungimento e nel mantenimento della salute e del benessere dell’uomo. La relazione tra chi pratica e chi riceve un trattamento reflessologico è un aspetto molto importante nel processo di guarigione, perché il reflessologo agisce da mediatore per attivare il potenziale autocurativo con lo scopo di far scattare i meccanismi che riportano il corpo all’omeostasi. Si enumerano numerose teorie che cercano di spiegare i meccanismi che governano l’efficacia della reflessologia, riportiamo le sei principali:

  • Stimolazione nervosa, basata sulla relazione fra le terminazioni dei nervi presenti nelle zone riflesse ed il punto in cui è presente il dolore. La pressione esercitata sulla zona riflessa avrebbe quindi il compito di inviare varie comunicazioni al cervello, stimolandolo ad intervenire sul problema riscontrato.
  • Liberazione di ormoni, secondo la teoria della reflessologia è sufficiente massaggiare le zone riflesse doloranti, per stimolare il cervello a liberare ormoni cerebrali, quali l’endorfina con conseguente azione terapeutica.
  • Stimolazione del sistema linfatico, attraverso la pressione di alcuni punti riflessi si attuerebbe l’accelerazione della circolazione linfatica con benefici su tutto l’organismo.
  • Stimolazione del sistema sanguigno, avente lo scopo di migliorare la circolazione e diminuire la presenza di scorie nell’organismo.
  • Potenziale elettrico, che si creerebbe tra le varie parti del corpo; i punti riflessi sono paragonabili agli interruttori mentre gli organi svolgono la funzione di accumulatori e che quindi agendo sugli interruttori riattiverebbero la circolazione elettrica.
  • Influenze psicologiche, spiegabili con la grande importanza che la mente riveste sull’ origine dei disturbi fisici.

L’utilizzo della reflessologia è indicato nel caso di dolori e disturbi funzionali passeggeri, quali tensione nervosa, emicrania, problemi mestruali, stato ansioso, fobie, problemi linfatici e circolatori. Il passo più importante verso il raggiungimento dell’omeostasi dell’organismo è di ridurre la tensione ed indurre il rilassamento. La reflessologia può essere considerata come una “revisione” del corpo e dal momento che non si può sostituirlo con uno nuovo, sembra logico prendersi cura di quello che si ha. Il reflessologo non guarisce, ma aiuta a riportare in equilibrio tutti i sistemi corporei stimolando le zone meno attive e calmando quelle eccessivamente attive, senza interferire con le parti che funzionano in modo adeguato. Dal momento che tutti i sistemi del corpo sono strettamente collegati tra di loro, qualsiasi elemento che agisce su di una singola parte, alla fine influenza tutto l’insieme. REFLESSOLOGIA IN GRAVIDANZA La gravidanza è il periodo in cui la donna dovrebbe trascorrere le giornate in estrema tranquillità, il più delle volte però, tali momenti non esistono, a causa delle frenesia della vita quotidiana, in questi casi la reflessologia plantare può essere d’aiuto. La reflessologia in gravidanza è una pratica relativamente recente, la cui popolarità e diffusione è in continuo aumento, poiché estremamente piacevole, oltre che utile, sia alla madre che al nascituro. Il suo scopo è quello di riequilibrare le funzioni dei muscoli e delle articolazioni, ridurre lo stress fisico indotto dalla trasformazione del corpo della donna gravida, tonificare e rilassare il corpo, migliorare la circolazione sanguigna e mitigare gli effetti della depressione post-partum. La reflessologia plantare inoltre stimola i meccanismi alla base del sistema immunitario; infine si è constatato che talvolta la reflessologia nell’ultimo periodo della gravidanza, può addirittura influire sulla posizione stessa del feto se questo dovesse essere in posizione podalica, facendo si che il feto si giri prima del parto. Il massaggio prenatale non presenta effetti collaterali per la salute della donna, ma è sempre consigliabile, in caso di dubbio, consultare il proprio ginecologo prima di sottoporsi al massaggio. REFLESSOLOGIA E BAMBINI La reflessologia è indicata nel riequilibrare bambini apatici, inappetenti, svogliati e iperattivi ed è anche di grande aiutare nello studio in quanto stimola le zone relative alla memoria, favorisce la concentrazione e l’applicazione. Ottimi risultati si sono ottenuti nelle atrofie muscolari, specialmente in caso di pregressi incidenti e fratture. La reflessologia plantare, agisce sui bambini più rapidamente che negli adulti, opera potenziando e vitalizzando le naturali difese del corpo umano, stimolandolo così ad eliminare i microrganismi dannosi. Per i bambini infatti la reflessologia rappresenta anche un ottimo mezzo di prevenzione oltre che di trattamento per tutte le situazioni difficili che possono crearsi quotidianamente.