Pensiero del mese

Babywearing, l’arte di portare i piccoli

Non tutte le mamme lo sanno, ma dopo i 9 mesi di endogestazione (cioè la gestazione all’interno del ventre materno), ce ne sono altrettanti di esogestazione. Dopo la nascita, i nostri cuccioli hanno dunque bisogno di continuare ad essere contenuti, cullati e accuditi proprio come se fossero ancora dentro di noi. Per garantire loro uno sviluppo armonioso che consolidi il movimento e la parola e permetta loro di acquisire sicurezza nel camminare e nell’esprimersi uno degli strumenti che viene in aiuto di madre e figlio è il babywearing. Il portare, con la fascia o un altro tipo di supporto apposito, permette di mantenere un costante contatto cuore a cuore alla coppia, la posizione fetale al bambino e allo stesso tempo lascia libertà di movimento alla mamma per leggere, cucinare, coccolare i figli più grandi oppure sé stessa. Questa pratica è messa in atto in tutto il mondo, da secoli, ma alle nostre latitudini si era quasi dimenticata. I vantaggi sono molti: può facilitare l’allattamento, grazie all’aumento di ossitocina provocato dal contatto, aiutare nello sconfiggere la depressione post partum e generare un legame intimo col papà che porta. I bimbi piangono meno, acquisiscono sicurezza perché capiscono che mamma e papà ci sono sempre e i loro bisogni primari vengono ascoltati e sempre soddisfatti e, anche crescendo, diventando più autonomi e meno timorosi di scoprire il mondo. In caso di coliche il portare è un ottimo aiuto, perché il movimento culla i piccoli, lo stesso principio per cui le fasce o i supporti sembrano possedere la sleeping dust, una polvere magica che fa addormentare anche i bimbi che più fanno resistenza alla nanna. Il babywearing inoltre aiuta il neonato a continuare il suo sviluppo neurale, gastrointestinale e respiratorio nonché a stabilire l’equilibrio e un tono muscolare costante. Infine, ultimo ma non certo meno importante: è pratico e permette al genitore di avere le mani libere per sbrigare altre faccende di vita quotidiana. Spesso dopo l’arrivo di un bambino una delle osservazioni fatte più spesso dalle neomamme è proprio: non riesco a fare più niente… Portare è la soluzione che risolve questo inconveniente!
Ci sono alcune semplici “regole” per portare in maniera corretta, ma a chi si avvicina per la prima volta a questo mondo può rimanere sconcertato e confuso. La cosa migliore è informarsi bene, se possibile frequentare incontri sul tema e magari rivolgersi a una consulente del portare (i nominativi di quelle più vicine si possono trovare sui siti di “Portare i piccoli” e “Scuola del portare”) per non scoraggiarsi dopo un complicato fai da te e per farsi consigliare il miglior supporto nel caso specifico: non tutti i porta bebè sono uguali, ci sono differenze sotto vari aspetti dai materiali, al design, dalla consistenza alla qualità dei tessuti. Tutti fattori che inevitabilmente influenzano la buona riuscita di questa esperienza.
Il percorso per chi lo desidera può addirittura iniziare prima del parto, la fascia può servire infatti ad aiutare a sorreggere il peso della pancia! Per i neonati si può optare per una fascia elastica, che però regge fino ai 5-6 chili del bimbo, oppure preferire una fascia rigida che può accompagnare tutto il percorso del portare fino anche a oltre i 3 anni. Fondamentale però è conoscere la giusta legatura per l’età del bimbo, per farlo ci vuole un po’ di pratica, come per imparare ad allacciarsi le scarpe. Il principio base da osservare è assecondare semplicemente la posizione fetale, sostenendo bene testa e schiena. La colonna vertebrale si manterrà curvata a forma di C, proprio come nel grembo materno, le gambine rannicchiate, con il sederino più in basso rispetto alle ginocchia, i piedini paralleli al terreno e il capo appoggiato al petto del genitore. Il bambino più grande, che necessita di meno contenimento potrà rimanere con testa, braccia e gambe libere, ma è sempre importante che le gambe siano supportate da ginocchio a ginocchio, portandolo ad assumere una posizione a M.
I marsupi, i mei-tai e simili possono essere utilizzati a partire dai 5-6 mesi ma bisogna verificare che siano ergonomici rispettando la posizione fisiologica dei bambini. In circolazione, prodotti anche dalle maggiori case di articoli per l’infanzia, si vedono bimbi con le gambine a penzoloni, appesi dentro supporti che al contempo, a causa del peso mal distribuito, spezzano la schiena di mamme e papà e scaricano il peso sui genitali cosa che soprattutto per i maschietti è poco opportuna… Invece è possibile stare comodi tutti e due. Un’altra regola è che i bimbi non vanno portati fronte mondo, ma sempre appoggiati al petto o, dai 4 mesi, quando reggono la testa, sul fianco e poi sulla schiena: così possono guardarsi intorno ma rispettando la postura giusta per la loro fisiologia. Infatti la schiena nella posizione fronte mondo assume una curvatura poco corretta, inoltre i neonati restano esposti a tutti gli stimoli esterni senza mediazione.
Personalmente sono arrivata tardi al portare, con la mia seconda figlia, e mi si è aperto un mondo, fatto di semplicità nell’uscire nelle giornate di pioggia, di libertà nel gestire la casa pur coccolando la mia bimba e instaurando con lei un rapporto di sicurezza e fiducia, di possibilità di dedicare del tempo a me stessa e alla mia primogenita sentendo la testolina della piccola abbandonata al sonno appoggiata sul mio petto. Un mondo di tenerezza, benessere e praticità che mi sarebbe piaciuto conoscere prima e che vorrei che più mamme possibili scoprissero. Avrei voluto che qualcuno mi avesse parlato di questa possibilità ed è per questo che ne parlo a voi.

Federica Ostoni, giornalista

Articolo letto e approvato dalla
D.ssa Simona A. Nava, Direttore Sanitario